In questa guida
Un audit Google Ads serve a capire dove l’account perde richieste o vendite e quali correzioni affrontare prima. Un costo per conversione basso può nascondere contatti inutili; un costo alto negli ultimi giorni può invece dipendere da conversioni che devono ancora arrivare. La prima distinzione è quindi tra un problema di misurazione e un problema di rendimento.
Il percorso qui proposto copre raccolta dei dati, conversioni, campagne, termini di ricerca, geografia, annunci, landing page e budget. Puoi seguirlo su un piccolo account Search e adattare i controlli ai tipi di campagna presenti. Alla fine avrai un registro di errori verificati, ipotesi da provare e interventi ordinati per dipendenza.
Definisci il perimetro e conserva lo stato iniziale
Per leggere ed esportare i report usa un accesso in sola lettura all’account corretto. Per verificare gli esiti servono anche i dati del CRM o degli ordini; per la diagnostica tecnica, l’accesso autorizzato al sistema di tag e al sito. Se un accesso manca, segna il controllo come non verificato e indica chi può completarlo. Non inserire password o dati personali nel registro.
Annota ID account, valuta, fuso orario, mercati, offerta e definizione di risultato utile. Per esempio: “richiesta per un servizio disponibile nell’area servita, con recapito valido e bisogno confermato dal commerciale”. Un invio modulo e una richiesta qualificata sono due conteggi distinti.
Come base organizzativa puoi confrontare due periodi consecutivi di 30 giorni con uguale perimetro. Scegli la data finale dopo aver esaminato il ritardo di conversione e quello di qualificazione nel CRM: se molti esiti arrivano dopo 14 giorni, lascia fuori dall’analisi economica i 14 giorni recenti e tienili in un controllo separato. Non è un’attesa standard. Con pochi risultati amplia il periodo; con stagionalità, promozioni o cambi di offerta aggiungi un confronto omogeneo dell’anno precedente, se disponibile.
Salva la cronologia delle modifiche e annota cambi di sito, consenso, prezzi, disponibilità e gestione commerciale. Un calo iniziato lo stesso giorno di un nuovo modulo suggerisce una verifica tecnica; la coincidenza temporale non prova ancora la causa.
| Esportazione | Dati da conservare | A cosa serve |
|---|---|---|
| 1. Campagne | ID, tipo, stato, budget, strategia, costo, clic, conversioni e valore; entrambi i periodi | Leggere tutta la spesa prima del dettaglio |
| 2. Azioni di conversione | Nome, origine, principale/secondaria, conteggio, valore, finestra, attribuzione; obiettivi di ogni campagna | Capire quali segnali guidano le offerte |
| 3. Termini di ricerca | Campagna, gruppo ove previsto, termine, parola chiave ove disponibile, costo, clic e conversioni | Distinguere intenzioni utili e ricerche estranee |
| 4. Segmenti | Report separati per dispositivo, rete, località e giorno/ora, con costo e risultati | Localizzare differenze senza sommare segmenti sovrapposti |
| 5. Annunci e destinazioni | Stato, asset, URL finale ed espansa ove presente, clic, costo e risultati | Scegliere i percorsi da provare |
| 6. Cronologia e impostazioni | Modifiche datate, targeting, esclusioni, obiettivi e consigli applicati automaticamente | Ricostruire cosa è cambiato |
| 7. Esiti commerciali | ID interno, campagna se attribuibile, data richiesta, qualificazione, vendita e valore | Separare quantità e qualità dei risultati |
Sono sette gruppi di dati, non necessariamente sette file: i segmenti possono richiedere esportazioni separate. Usa CSV o fogli con nomi che includano account, periodo e data di estrazione. Da Campagne puoi personalizzare colonne e scaricare i dati; in Insight e report trovi i report disponibili. Conserva i filtri usati e una copia delle impostazioni che non compaiono nell’esportazione. Google descrive dati e report disponibili.
Verifica quali conversioni guidano le offerte
Apri Obiettivi, Conversioni, Riepilogo e leggi ogni azione attiva. Poi controlla gli obiettivi nelle impostazioni di ciascuna campagna: quelli specifici possono differire dai predefiniti dell’account. Un’azione principale entra nelle offerte quando il relativo obiettivo standard è usato dalla campagna. Un’azione secondaria resta normalmente osservativa, ma viene usata nelle offerte se inclusa in un obiettivo personalizzato. Differenza ufficiale tra azioni principali e secondarie.
| Controllo | Prova da raccogliere | Interpretazione e correzione da preparare |
|---|---|---|
| Evento e obiettivo | Nome dell’evento, condizione di attivazione e campagne che lo usano | Un clic sul pulsante non dimostra l’invio riuscito: separalo dall’esito utile |
| Conteggio | Impostazione “Una” o “Tutte” e azioni ripetute | Una conta una conversione per interazione per quell’azione; non deduplica una persona nel CRM. Tutte può servire per acquisti distinti |
| Doppia misurazione | Stesso esito inviato da tag Ads, GA4 o importazioni e azioni che lo ricevono | Controlla che lo stesso acquisto o lead non alimenti due obiettivi di offerta equivalenti |
| Valore e valuta | Valore trasmesso rispetto a ordine, ricavo netto o criterio di valore del lead | Un importo fisso uguale per tutti non distingue prodotti o contatti con valore diverso |
| Esito offline | Importazioni accettate/rifiutate, date e stadio del lead | Senza qualificazione puoi valutare il costo del modulo, ma non la qualità acquisita |
| Consenso e diagnostica | Stato dei tag, errori e comportamento dei percorsi autorizzati | Una perdita di misurazione va risolta prima di interpretare il calo come perdita di domanda |
Fai una prova concordata su un ambiente di test o con il responsabile del sito, senza cliccare annunci a pagamento. Con Tag Assistant verifica l’evento di successo, il valore e la valuta; ripeti il caricamento della conferma e controlla se genera un secondo evento. Per gli acquisti, un ID transazione stabile evita duplicati della stessa azione: deve cambiare fra ordini diversi e non contenere dati personali. Non elimina automaticamente duplicati tra due azioni di conversione distinte. Conteggio delle conversioni e ID transazione.
Verifica anche il percorso con consenso accettato e rifiutato, secondo la configurazione prevista dal sito, senza forzare il consenso o assumere che ogni percorso debba inviare gli stessi segnali. Un test senza interazione pubblicitaria può confermare il funzionamento del tag e del CRM, ma non prova l’attribuzione in Google Ads. Per quella servono diagnostica, importazioni ed esiti reali già disponibili.
Confronta i report senza confondere date e attribuzione
Affianca Google Ads, analytics e CRM usando stessa valuta, fuso, periodo e definizione dell’esito. In Ads le colonne ordinarie attribuiscono le conversioni alla data dell’interazione pubblicitaria; le colonne “per data conv.” le collocano alla data della conversione. Un contatto di fine mese che compra nel mese dopo può quindi comparire in mesi diversi nei due prospetti. Le conversioni attribuite con modelli basati sui dati possono anche essere frazionarie.
Se ieri hai speso 500 € e vedi cinque richieste, il costo provvisorio è 100 €. Se la stessa coorte arriva a dieci richieste dopo la maturazione, diventa 50 €. È un esempio di ritardo, non una previsione: conserva data dell’estrazione e riconfronta lo stesso periodo. Ritardo di conversione e aggiornamento dei dati spiegano perché i report recenti possono cambiare.
Gli scarti residui vanno ricondotti a finestre e modelli di attribuzione, identità disponibili, consenso, conversioni modellate, importazioni, annullamenti e criteri del CRM. Non sottrarre automaticamente il totale GA4 dal totale Ads per stimare conversioni perse. Per ogni differenza annota il controllo fatto e ciò che resta da chiarire; se non sai collegare i lead alla campagna, non attribuirle una qualità che il CRM non documenta.
Leggi tutta la spesa, poi scegli il dettaglio
Ordina tutte le campagne per costo e separa tipo, brand e ricerche generiche. Confronta costo per conversione scelta, qualità commerciale, valore, stato e variazioni rispetto al periodo omogeneo. Non confrontare come equivalenti una campagna sul nome aziendale e una che intercetta nuovi clienti.
Per un primo approfondimento seleziona le tre campagne con più spesa, oppure tutte se sono meno di tre, e aggiungi quelle con anomalie evidenti, anche piccole. Registra quanta spesa coprono: se totalizzano 2.400 € su 3.000 €, la copertura è 80%. Il restante 20% deve comunque comparire nel riepilogo; estendi il dettaglio se contiene errori, priorità commerciali o tipi di campagna diversi. Tre è una proposta di partenza, non un campione statisticamente rappresentativo.
| Campagna, esempio simulato | Spesa / clic | Moduli / qualificati | Costo modulo / qualificato |
|---|---|---|---|
| Brand Search | 300 € / 300 | 15 / 9 | 20 € / 33,33 € |
| Search generica | 1.800 € / 600 | 30 / 6 | 60 € / 300 € |
| Performance Max | 900 € / 450 | 15 / 3 | 60 € / 300 € |
| Totale | 3.000 € / 1.350 | 60 / 18 | 50 € / 166,67 € |
Nell’esempio, il 60% dei moduli brand è qualificato (9 ÷ 15), contro il 20% degli altri due gruppi. Il dato giustifica approfondire la domanda e i percorsi delle campagne generiche; non dimostra che spostare tutto sul brand genererà lo stesso volume. I qualificati sono attribuiti alle campagne nel CRM della simulazione. Se sono zero, il costo per qualificato non è calcolabile: mostra spesa e zero esiti.
Controlla se gruppi diversi condividono promessa, territorio, pagina e valore economico. Separa una campagna solo quando serve una decisione distinta su budget, obiettivo o mercato; una struttura frammentata può rendere i risultati più difficili da leggere. Per Shopping e Performance Max aggiungi diagnostica Merchant Center, prodotti rifiutati, prezzi, disponibilità e rendimento per prodotto. Per Display e Video esamina anche posizionamenti e conversioni da visualizzazione, tenendole distinte da quelle da clic.
Classifica i termini e misura la copertura visibile
In Campagne, Insight e report, apri Termini di ricerca, seleziona periodo e campagne e aggiungi la parola chiave dove disponibile. Come primo controllo leggi i 20 termini visibili con più spesa, o tutti se sono meno di 20. Somma la loro spesa e confrontala sia con il totale delle righe visibili sia con la spesa delle campagne di ricerca considerate, a parità di filtri. Conserva separatamente questi due denominatori.
Per esempio, se analizzi 1.200 € di termini su 1.500 € visibili e 2.000 € di campagne Search, copri l’80% della spesa visibile e il 60% della spesa Search. I 500 € non visibili non sono automaticamente spreco. Google omette alcune query per limiti di privacy; gli approfondimenti aggregano anche ricerche non mostrate individualmente. Limiti del report sui termini di ricerca.
| Classe | Esempio per chi vende consulenza Ads | Azione da valutare |
|---|---|---|
| Pertinente | “consulente google ads ecommerce” | Controllare promessa, pagina ed esito; mantenere se coerente con l’offerta |
| Estraneo all’offerta | “lavoro google ads junior” quando non cerchi personale | Preparare l’esclusione verificando ambito e tipo di corrispondenza |
| Ambiguo | “corso google ads” se offri sia formazione sia gestione | Verificare offerta e pagina prima di escludere |
| Pertinente senza esiti maturi | Ricerca commerciale con pochi clic e ciclo di vendita aperto | Annotare costo, dati mancanti e data di riesame; non classificarla come spreco certo |
Scrivi accanto a ogni riga perché l’intento è utile o estraneo. Prima di applicare un’esclusione controlla che non blocchi richieste valide, scegli livello e corrispondenza e conserva il valore precedente. Una somma di termini estranei misura la spesa storica osservata; non garantisce un risparmio futuro dello stesso importo.
Per Performance Max seleziona, se disponibile, “Termini di ricerca e pagine di destinazione per Performance Max”. Il report aiuta a collegare ricerche, formati e URL, ma non descrive tutta l’attività della campagna sui diversi canali. Visite e vendite in negozio non sono compatibili con questo report. Report ufficiale Performance Max. Per Display e Video, dove il termine non è l’unità pertinente, usa posizionamenti, pubblico e creatività senza forzare una checklist Search.
Controlla territorio, dispositivi e orari
Confronta località target, opzioni di località e località corrispondenti. Queste ultime possono riflettere presenza fisica o interesse per un luogo: non sono necessariamente la sede del cliente. Se servi soltanto chi si trova nell’area, valuta l’opzione Presenza; se vendi soggiorni a chi pianifica un viaggio, l’interesse per la destinazione può essere pertinente. Google stima la posizione da più segnali, senza garantire precisione assoluta. Opzioni di località e report geografici.
Un esempio: su 800 € di una campagna locale, 160 € appartengono a righe geografiche da verificare, cioè il 20%. Prima di definirli persi, confronta il tipo di località, le opzioni e l’indirizzo del servizio richiesto nel CRM. Solo richieste effettivamente fuori dall’area servita sostengono una correzione del targeting.
Leggi dispositivi e orari in report separati. Per un dispositivo con costo alto verifica prima modulo, clic telefonico e pagina; per una fascia oraria controlla se qualcuno risponde e se la conversione matura più tardi. Una differenza su pochi esiti richiede osservazione, non un’esclusione automatica. Non sommare il costo “mobile” a quello “fuori area”: lo stesso clic può appartenere a entrambi.
Prova cinque percorsi su desktop e mobile
Scegli cinque percorsi distinti ricerca-annuncio-destinazione: i tre con più spesa e altri due con un problema diverso, per esempio molti clic senza moduli o una promessa specifica. Se esistono meno di cinque percorsi, provali tutti. Quando il report non collega una ricerca all’annuncio effettivamente mostrato, annota che stai ricostruendo il percorso con gli annunci e gli URL disponibili, senza presentarlo come una singola impressione osservata. Apri direttamente gli URL senza cliccare gli annunci. Per cinque percorsi, una verifica desktop e una mobile producono dieci schede; eventuali ripetizioni tecniche vanno annotate sulla stessa scheda.
Ricostruisci la promessa
Trascrivi ricerca, campagna, annuncio o asset, URL finale e destinazione effettiva. Controlla anche eventuali URL espanse o generate automaticamente: devono portare a un’offerta pertinente.
Controlla la prima schermata
Verifica che offerta, territorio, condizioni e azione richiesta siano riconoscibili. Cerca differenze tra ciò che l’annuncio promette e ciò che la pagina permette di ottenere.
Completa un’azione concordata
Prova validazione del modulo, messaggi di errore e conferma su entrambi i dispositivi. Per chiamate o ordini usa una procedura di test concordata; non contattare terzi o fare acquisti per simulare un esito.
Segui il dato fino alla destinazione
Controlla che il test arrivi al CRM o al sistema ordini con l’ID previsto, senza duplicati, e che il commerciale possa lavorarlo. Registra eventuali attese e chi deve confermare la ricezione.
Una conferma che compare a ogni ricaricamento, un modulo mobile non inviabile e un recapito che non arriva al CRM sono prove riproducibili. Un CTR basso o un asset valutato male suggeriscono invece un approfondimento. Il punteggio di qualità è diagnostico: usa CTR previsto, pertinenza ed esperienza sulla pagina per orientare il controllo, senza trattarlo come risultato commerciale. Uso del punteggio di qualità.
Se il difetto riguarda struttura, contenuti o velocità della destinazione, trovi i controlli specifici nella guida alle landing page per Google Ads. Nel registro conserva URL, dispositivo, passaggi per riprodurre il problema e risultato atteso.
Valuta offerte e budget dopo i controlli sui dati
Leggi strategia d’offerta, target, stato e cronologia insieme alle conversioni effettivamente usate. Con valori errati, alzare il budget amplia un segnale sbagliato. Con dati affidabili, confronta costo per risultato qualificato e valore con il limite economico dell’azienda; per costruire quel limite usa la guida ai costi di Google Ads o il calcolatore CPL. Qui i costi degli esempi comprendono soltanto la spesa pubblicitaria.
| Segnale | Che cosa controllare prima | Decisione possibile |
|---|---|---|
| Campagna limitata dal budget | Qualità dei risultati, margine, capacità di gestione e domanda disponibile | Valutare un aumento solo con un caso economico sostenibile |
| Quota impressioni persa per budget, in Search | Stesso periodo e livello del report; confronto con perdita per ranking | Distingue limiti di budget e competitività: non indica da sola quanto renderebbe altra spesa |
| CPA recente più alto o ROAS più basso | Ritardi, modifiche agli obiettivi, valori e maturazione | Riesaminare la stessa coorte dopo il ritardo osservato |
| Target difficile da raggiungere | Storico comparabile, disponibilità di risultati e vincoli commerciali | Preparare un test circoscritto; nessuna percentuale standard di modifica |
| Consiglio di Google o punteggio basso | Motivo del consiglio, costo previsto, obiettivo e applicazione automatica | Accettare o ignorare con una motivazione registrata |
La quota persa per budget riguarda opportunità d’asta, non ordini garantiti. I consigli della piattaforma e il punteggio di ottimizzazione possono cambiare anche quando applichi o ignori un suggerimento: non certificano la qualità dei contatti. Evita di cambiare contemporaneamente budget, target e conversioni, perché diventa difficile attribuire l’effetto a un intervento.
Chiudi l’audit con un registro delle correzioni
Per ogni rilievo assegna uno stato: errore riprodotto, ipotesi da verificare, oppure dato non disponibile. Poi ordina per dipendenze: destinazione interrotta o misurazione errata; domanda e percorso; offerte e distribuzione del budget. All’interno dello stesso livello considera spesa coinvolta, solidità della prova, impegno e possibilità di ripristino. La spesa coinvolta non equivale al guadagno recuperabile.
| Rilievo simulato | Prova e priorità | Correzione, responsabile e verifica |
|---|---|---|
| Clic pulsante usato insieme al modulo | 120 clic più 60 moduli; costo apparente 16,67 €. Dato da correggere prima delle offerte | Responsabile tracking e gestore Ads: ridefinire l’obiettivo concordato; verificare eventi e campagne interessate |
| Termine relativo a offerte di lavoro | 90 € su righe visibili; servizio rivolto a clienti, non candidati | Gestore Ads: verificare l’esclusione e il suo ambito; controllare le query successive e conservare il valore precedente |
| Modulo mobile non inviabile | Due tentativi riprodotti sul percorso esaminato; messaggio di errore salvato | Sviluppatore: correggere e ripetere il percorso mobile e desktop fino alla ricezione nel CRM |
Usa una scheda con questi campi: ID, periodo, campagna o URL, prova, stato, spesa coinvolta, conseguenza, dipendenza, azione, responsabile, data, indicatore atteso, valore precedente e condizione di ripristino. Un’indicazione come “migliorare il targeting” non basta: specifica l’impostazione da verificare e quale domanda vuoi proteggere.
Come organizzazione del lavoro, prepara prima le correzioni tecniche e quelle con prova certa; assegna poi un solo cambiamento interpretabile a ciascun test. Dopo la correzione verifica subito la funzione, quindi attendi il ritardo di conversione e qualificazione osservato per rileggere i risultati. Se offerta, stagionalità o più modifiche cambiano insieme, registra il confronto come non conclusivo e non attribuire automaticamente il risultato all’audit.
Per un supporto continuativo nella gestione dei controlli e degli interventi puoi valutare il servizio di gestione Google Ads.
Scarica e compila la scheda di audit
Il PDF contiene tre pagine A4 da stampare: perimetro e copertura, cinque percorsi da verificare su due dispositivi, registro di tre rilievi. Usa copie aggiuntive per altri percorsi o problemi. I campi si compilano a mano; i report esportati restano negli allegati e vanno richiamati con un nome file o un ID, senza riportare dati personali.
Per iniziare: salva i sette gruppi di dati, riepiloga tutte le campagne, approfondisci le tre principali più le anomalie e classifica i primi 20 termini visibili. Esegui poi i dieci controlli dei cinque percorsi, oppure riduci i conteggi se l’account ne contiene meno. Scrivi sempre quantità effettive e copertura di spesa. Il risultato dell’audit è il registro compilato con dipendenze, responsabili e date, comprese le verifiche rimaste aperte.
Domande frequenti sull’audit Google Ads
Ogni quanto fare un audit Google Ads?
Ripetilo dopo cambi importanti di tracciamento, sito, offerta o gestione e quando il controllo ordinario non spiega l’andamento. Puoi fissare un riesame trimestrale come scelta organizzativa e anticiparlo in caso di anomalie; Google non prescrive questa frequenza.
Posso fare un audit se non ci sono conversioni?
Puoi verificare accessi, impostazioni, tag, pertinenza delle ricerche e funzionamento delle pagine. Registra spesa, clic e prove tecniche. Con zero esiti non puoi calcolare il costo per conversione o dimostrare quale campagna acquisisce clienti meglio; serve prima una misurazione funzionante e un periodo coerente con il ciclo di vendita.
Quanto tempo richiede un audit Google Ads?
Stima il lavoro dal perimetro: report da esportare, azioni di conversione, tipi di campagna, mercati e percorsi da provare. Il piano iniziale di questa guida prevede cinque percorsi su due dispositivi, cioè dieci controlli. Concorda separatamente il tempo per ottenere accessi, correggere i problemi e attendere gli esiti: non coincide con il tempo di analisi.
Devo modificare le campagne mentre faccio l’audit?
Conserva prima impostazioni e prove. Un errore bloccante può richiedere un contenimento concordato con chi gestisce spesa e sito; annota subito cosa è stato cambiato e perché. Per gli altri interventi completa la diagnosi e registra approvazione, data, valore precedente e criterio di ripristino prima di applicarli.
Michele Eccher

